Milano, 26 feb. (askanews) - Un'artista difficile da classificare, forse per la tendenza a essere totalizzante, ma capace di una intensità e una evidenza per certi versi uniche, pur nel contesto di una postura che potrebbe essere quella di una grande sacerdotessa di misteri. Leonor Fini, di origine italiana anche se ancora poco nota nel nostro Paese, è stata riscoperta negli ultimi anni e oggi Palazzo Reale a Milano le dedica una importante personale
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"È un'artista - ha detto ad askanews Carlos Martìn, curatori della mostra insieme a Tere Arcq - che ci interessa soprattutto perché ci sono tanti aspetti del suo lavoro che riflettono sul mondo contemporaneo, che hanno a che fare con i tipi di famiglia non normativi, con un suo concetto poi dell'intimità e dell'identità. Per quello la mostra si intitola Io Sono Leonor Fini, perché è un po' una dichiarazione di quanto una persona possa descriversi come desideri lei, non come si desiderano gli altri".
[idarticle id="2507099" title="''Una vita per lo sport'': i ritratti di 20 grandi donne in mostra (all'aperto) nel cuore di Milano"]
Lo spirito fieramente autonomo dell'artista si coglie nei suoi dipinti più famosi, illuminati dall'interno da quello che possiamo solo definire un desiderio, nella sua forma più selvaggia e assoluta, che poi prende di volta in volta aspetti diversi, spesso molteplici e altrettanto spesso difficili poi da dimenticare. Perché anche se parliamo di una donna nata nel 1907, la sua lezione artistica è profondamente attuale.
"Io metterei a fuoco un'opera che si intitola L'Alcova - ha aggiunto Martìn - che rappresenta la stanza dell'artista dove si trova insieme a un uomo seminudo e che illustra molto bene qual è la sua visione del corpo maschile, soprattutto fino a che appunto il suo lavoro ci insegni come lei ha stravolto i ruoli di genere e le tradizionali rappresentazioni del pittore e la musa o il pittore e la modella. Invece è lei che ha un'area diciamo di amante ma anche di dominatrice in un certo senso e dell'uomo che rimane più passivo".
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Tornata in auge grazie anche a mostre da Tommaso Calabro o alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, Leonor Fini è stata a fotografa e designer, e nella sua vita cosmopolita ha frequentato artisti, scrittori e cineasti, come Federico Fellini, per il quale ha realizzato uno dei costumi di 8 e 1/2, presente nella mostra milanese.
Tra l'Italia e Parigi, tra le Amazzoni e strani ibridi tra animale e umano, tra corpi nudi e capelli indomabili, il mondo di Fini brilla come una storia del tutto nuova, anche se, alla fine, probabilmente dentro di noi l'abbiamo sempre conosciuta.
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"È un'artista - ha detto ad askanews Carlos Martìn, curatori della mostra insieme a Tere Arcq - che ci interessa soprattutto perché ci sono tanti aspetti del suo lavoro che riflettono sul mondo contemporaneo, che hanno a che fare con i tipi di famiglia non normativi, con un suo concetto poi dell'intimità e dell'identità. Per quello la mostra si intitola Io Sono Leonor Fini, perché è un po' una dichiarazione di quanto una persona possa descriversi come desideri lei, non come si desiderano gli altri".
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"Io metterei a fuoco un'opera che si intitola L'Alcova - ha aggiunto Martìn - che rappresenta la stanza dell'artista dove si trova insieme a un uomo seminudo e che illustra molto bene qual è la sua visione del corpo maschile, soprattutto fino a che appunto il suo lavoro ci insegni come lei ha stravolto i ruoli di genere e le tradizionali rappresentazioni del pittore e la musa o il pittore e la modella. Invece è lei che ha un'area diciamo di amante ma anche di dominatrice in un certo senso e dell'uomo che rimane più passivo".
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Tornata in auge grazie anche a mostre da Tommaso Calabro o alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, Leonor Fini è stata a fotografa e designer, e nella sua vita cosmopolita ha frequentato artisti, scrittori e cineasti, come Federico Fellini, per il quale ha realizzato uno dei costumi di 8 e 1/2, presente nella mostra milanese.
Tra l'Italia e Parigi, tra le Amazzoni e strani ibridi tra animale e umano, tra corpi nudi e capelli indomabili, il mondo di Fini brilla come una storia del tutto nuova, anche se, alla fine, probabilmente dentro di noi l'abbiamo sempre conosciuta.
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00:00Un'artista difficile da classificare, forse per la tendenza a essere totalizzante, ma
00:05capace di un'intensità e un'evidenza per certe versi uniche, pur nel contesto di una
00:09postura che potrebbe essere quella di una grande sacerdotessa di misteri.
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00:18riscoperta negli ultimi anni e oggi Palazzo Rale a Milano le dedica un importante personale.
00:23Carlos Martin è uno dei curatori.
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00:36normativi, con un suo concetto poi dell'intimità e dell'identità.
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01:00selvaggia e assoluta, che poi prende di volta in volta aspetti diversi, spesso molteplici
01:05e altrettanto spesso difficili poi da dimenticare, perché, anche se parliamo di una donna nata
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01:34lei ha stravolto i ruoli di genere e le tradizionali rappresentazioni del pittore e la musa o il
01:41pittore e la modella.
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01:49ed è l'uomo che rimane più passivo.
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02:06uno dei costumi di Otto e Mezzo presente nella mostra milanese.
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02:13nudi e capelli indomabili, il mondo di Fini brilla come una storia del tutto nuova anche
02:18se, alla fine, probabilmente dentro di noi l'abbiamo sempre conosciuta.