Il film più premiato dell'anno? La risposta è sì. Più di Emilia Perez e A Complete Unknown e Conclave. A Real Pain di Jesse Eisenberg (attore da nomination all'Oscar per The Social Network in cui era Mark Zuckerberg) è davvero il film più premiato dell'anno e adesso è uscito nei cinema italiani.
Cominciamo dalla fine. A Real Pain, secondo film scritto e diretto e interpretato da Jesse Eisenberg, è candidato a due Oscar: Miglior sceneggiatura originale (Eisenberg) e Miglior attore non protagonista per Kieran Culkin, il "piccolino" degli ex bambini/fratelli prodigio. È molto probabile che la seconda delle due candidature si trasformi in vittoria: Culkin ha già vinto Golden Globe, BAFTA, Critics' Choice Award e SAG. Tutto il vincibile, per un attore non protagonista. Aggiungete che il film ha vinto 2 BAFTA, 2 Chicago Film Critics Association Awards. È stato premiato al Sundance 2024, ha fatto il giro dei festival mondiali, è stato definito da più parti "un capolavoro".
A Real Pain è la storia di due cugini lontanissimi tra loro. David (Eisenberg) e Benji (Culkin), in apparenza pacato padre di famiglia il primo e altrettanto apparentemente fuori dagli schemi il secondo, si ritrovano in aeroporto. A unirli, l'ultimo desiderio della nonna morta: ebrea, arrivata negli USA dall'Europa della persecuzione nazista, ha lasciato loro un compito. Ritrovare la sua casa a Lublino, in Polonia. E lasciare sulla porta quei sassolini che gli ebrei mettono sulla tomba dei propri cari, con espresso l'ultimo desiderio. In Polonia, i due si uniscono a un tour di ebrei americani on the road sulle orme della propria famiglia, storia, cultura e fede vittime dell'Olocausto. Tra una chiacchierata col resto del gruppo e una visita al lager, i due si avvicineranno, scopriranno, sveleranno. Si scontreranno e abbracceranno. Fino al saluto finale. Qual è il vero dolore? Il loro, contemporaneo e generazionale, o quello di chi all'Olocausto non è sopravvissuto come ha voluto far loro scoprire la nonna?
A Real Pain è un film piccolo e a suo modo buffo, on the road e perfino un po' film sull'Olocausto. Ma anche, con la sua strana coppia, buddy movie. Mette a confronto mondi personali, caratteriali, esistenziali. Il conformista e il ribelle, sneaker e cappellino vs camicia hawaiana e bermudoni, timidezza e rutti. Quello che passa sempre inosservato e la star. Le telefonate a casa e l'eccesso. Il ritornare a se stessi, ma dopo un viaggio fuori e dentro di sé... Niente di particolarmente nuovo in questo road trip in Polonia, ma i caratteri e la sceneggiatura funzionano. Non siamo a livelli di Green Card o The Holdovers (a proposito di viaggi e incontri), ma l'amore per lo spirito vintage anni 70 è lo stesso. Una piccola sorpresa, insomma, che viene dall'autobiografia di Eisenberg: 20 anni fa, con colei che poi è diventata sua moglie, fece un viaggio in Polonia, sulle orme della zia Doris che era scappata prima dell'Olocausto. Una storia prima diventata pièce off Broadway (The Revisionist, 2013) e adesso film. Premiatissimo. Con almeno un Oscar già prenotato, da Culkin (anche se noi tiferemo Edward Norton per A Complete Unknown).
Cominciamo dalla fine. A Real Pain, secondo film scritto e diretto e interpretato da Jesse Eisenberg, è candidato a due Oscar: Miglior sceneggiatura originale (Eisenberg) e Miglior attore non protagonista per Kieran Culkin, il "piccolino" degli ex bambini/fratelli prodigio. È molto probabile che la seconda delle due candidature si trasformi in vittoria: Culkin ha già vinto Golden Globe, BAFTA, Critics' Choice Award e SAG. Tutto il vincibile, per un attore non protagonista. Aggiungete che il film ha vinto 2 BAFTA, 2 Chicago Film Critics Association Awards. È stato premiato al Sundance 2024, ha fatto il giro dei festival mondiali, è stato definito da più parti "un capolavoro".
A Real Pain è la storia di due cugini lontanissimi tra loro. David (Eisenberg) e Benji (Culkin), in apparenza pacato padre di famiglia il primo e altrettanto apparentemente fuori dagli schemi il secondo, si ritrovano in aeroporto. A unirli, l'ultimo desiderio della nonna morta: ebrea, arrivata negli USA dall'Europa della persecuzione nazista, ha lasciato loro un compito. Ritrovare la sua casa a Lublino, in Polonia. E lasciare sulla porta quei sassolini che gli ebrei mettono sulla tomba dei propri cari, con espresso l'ultimo desiderio. In Polonia, i due si uniscono a un tour di ebrei americani on the road sulle orme della propria famiglia, storia, cultura e fede vittime dell'Olocausto. Tra una chiacchierata col resto del gruppo e una visita al lager, i due si avvicineranno, scopriranno, sveleranno. Si scontreranno e abbracceranno. Fino al saluto finale. Qual è il vero dolore? Il loro, contemporaneo e generazionale, o quello di chi all'Olocausto non è sopravvissuto come ha voluto far loro scoprire la nonna?
A Real Pain è un film piccolo e a suo modo buffo, on the road e perfino un po' film sull'Olocausto. Ma anche, con la sua strana coppia, buddy movie. Mette a confronto mondi personali, caratteriali, esistenziali. Il conformista e il ribelle, sneaker e cappellino vs camicia hawaiana e bermudoni, timidezza e rutti. Quello che passa sempre inosservato e la star. Le telefonate a casa e l'eccesso. Il ritornare a se stessi, ma dopo un viaggio fuori e dentro di sé... Niente di particolarmente nuovo in questo road trip in Polonia, ma i caratteri e la sceneggiatura funzionano. Non siamo a livelli di Green Card o The Holdovers (a proposito di viaggi e incontri), ma l'amore per lo spirito vintage anni 70 è lo stesso. Una piccola sorpresa, insomma, che viene dall'autobiografia di Eisenberg: 20 anni fa, con colei che poi è diventata sua moglie, fece un viaggio in Polonia, sulle orme della zia Doris che era scappata prima dell'Olocausto. Una storia prima diventata pièce off Broadway (The Revisionist, 2013) e adesso film. Premiatissimo. Con almeno un Oscar già prenotato, da Culkin (anche se noi tiferemo Edward Norton per A Complete Unknown).
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NovitàTrascrizione
00:00La nonna non si è mai compatita. Diceva di essere grata di aver dovuto lottare.
00:05Ma ha senso. Quello che ha vissuto le ha dato speranza, giusto?
00:09Sì, infatti mi diceva sempre che, ecco, gli immigrati di prima generazione
00:13svolgono lavori umili, guidano taxi, consegnano cibo.
00:16Quelli di seconda generazione frequentano buone scuole, diventano medici, avvocati e così via.
00:21E quelli di terza vivono nel seminterrato della madre fumando erba.
00:25Ecco.
00:28Ha detto così?
00:32Credo che stesse parlando, in generale, dell'esperienza degli immigrati.
00:35Io vivevo nel seminterrato di mia madre.
00:37Lei parlava degli immigrati.
00:38Ok.
00:39Tutto qui.
00:40Sì.
00:47Devo fare pipì.
00:52Sì.
00:53Lo raccolgo quando torno. Non preoccupatevi.
00:57Pisciottina.