Milano, 3 apr. (askanews) - La Fondazione Luigi Rovati propone un nuovo capitolo del proprio racconto che unisce l'archeologia e l'arte contemporanea con una nuova mostra, realizzata in collaborazione con il Mart di Rovereto: "Etruschi del Novecento", che guarda anche al costume, oltre che alla relazione tra l'antico popolo italico e l'arte del secolo scorso.
"Etruschi nel Novecento", alla Fondazione Luigi Rovati a Milano
«Si passa - ha spiegato ad askanews Giulio Paolucci, conservatore delle collezioni del museo milanese - dalle influenze su alcune opere del primo Novecento, quando gli Etruschi vennero riscoperti come la cultura maggiormente anticlassica rispetto al greco. Da qui è proprio nelle corde di Fondazione Luigi Rovati e del suo museo, presentare il rapporto tra questa antica cultura e gli artisti moderni e contemporanei».
[idarticle id="2532457" title="In mostra la meraviglia di Joel Meyerowitz"]
L'esposizione si muove, anche questa volta, all'interno dell'allestimento della collezione del museo, con cui resta in costante dialogo, rispettando quell'eclettismo creativo che è una delle caratteristiche più stimolanti del progetto museale. E se al primo piano le Polaroid di Paolo Gioli sono uno dei pezzi più interessanti, nell'ipogeo il dialogo tra la scultura etrusca e, per esempio, gli oggetti di Gio Ponti, alimenta in modo proficuo la relazione antico-moderno che è al cuore della Fondazione Rovati.
[idgallery id="2006410" title="Dentro la Fondazione Luigi Rovati a Milano"]museo
«La mostra vuole proprio evidenziare questo rapporto da un certo punto di vista con l'arte per tutto il secolo breve - ha aggiunto Paolucci - e dall'altro proprio riscoprire questa cultura che dalla Toscana, Lazio, Umbria, piano piano si estese all'Emilia Romagna e alla Lombardia a nord e alla Campania a sud».
Fino a quando
La mostra, che è anche un racconto della riscoperta degli Etruschi da parte della cultura popolare moderna, è aperta al pubblico fino al 3 agosto.
"Etruschi nel Novecento", alla Fondazione Luigi Rovati a Milano
«Si passa - ha spiegato ad askanews Giulio Paolucci, conservatore delle collezioni del museo milanese - dalle influenze su alcune opere del primo Novecento, quando gli Etruschi vennero riscoperti come la cultura maggiormente anticlassica rispetto al greco. Da qui è proprio nelle corde di Fondazione Luigi Rovati e del suo museo, presentare il rapporto tra questa antica cultura e gli artisti moderni e contemporanei».
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L'esposizione si muove, anche questa volta, all'interno dell'allestimento della collezione del museo, con cui resta in costante dialogo, rispettando quell'eclettismo creativo che è una delle caratteristiche più stimolanti del progetto museale. E se al primo piano le Polaroid di Paolo Gioli sono uno dei pezzi più interessanti, nell'ipogeo il dialogo tra la scultura etrusca e, per esempio, gli oggetti di Gio Ponti, alimenta in modo proficuo la relazione antico-moderno che è al cuore della Fondazione Rovati.
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«La mostra vuole proprio evidenziare questo rapporto da un certo punto di vista con l'arte per tutto il secolo breve - ha aggiunto Paolucci - e dall'altro proprio riscoprire questa cultura che dalla Toscana, Lazio, Umbria, piano piano si estese all'Emilia Romagna e alla Lombardia a nord e alla Campania a sud».
Fino a quando
La mostra, che è anche un racconto della riscoperta degli Etruschi da parte della cultura popolare moderna, è aperta al pubblico fino al 3 agosto.
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00:28quando gli etruschi vennero riscoperti come la cultura maggiormente anticlassica rispetto
00:35al greco. Da qui, proprio nelle corde di fondazione Luigi Erovati e del suo museo,
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