https://www.pupia.tv - Militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, in sinergia con personale appartenente al Dipartimento delle Prevenzione dell’Asl Toscana Centro e militari del Nucleo Investigativo Reparto Operativo e del Nucleo Tutela del Lavoro del Comando Provinciale Carabinieri di Prato, nel quadro di un’attività investigativa coordinata dalla locale Procura della Repubblica hanno effettuato, in sequenza, attività di perquisizione, ispezione e sequestro nei confronti di tre aziende gestite da imprenditori sinici, ubicate a Prato, aventi a oggetto produzione di capi di abbigliamento con macchine cucitrici, attività di confezionamento di abbigliamento e confezione in serie di abbigliamento esterno.
L’attività espletata ha permesso di individuare una condizione di sfruttamento lavorativo nei confronti di 23 lavoratori, impiegati nelle tre suddette imprese, risultati privi di permesso di soggiorno, in larga misura di nazionalità cinese e in parte di nazionalità pakistana.
La condizione di sfruttamento è consistita in dodici ore di lavoro (e in alcuni momenti anche superiore), sette giorni su sette lavorativi, con retribuzione a cottimo non congrua sotto soglia minima legale (normalmente in contanti salvo che per alcuni regolari ai quali veniva corrisposta una piccola parte con bonifico e parte più consistente in contanti) e condizioni alloggiative e igienico sanitarie precarie, con lavoratori indotti a dormire in alloggi procurati dal datore di lavoro.
All’interno di una delle aziende è stato individuato, fra gli altri, un lavoratore, il quale pure avendo fornito false generalità, è stato identificato in un pregiudicato condannato alla pena definitiva di tre anni e mesi sei di reclusione e, perciò, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura di Prato per il delitto di tentativo di estorsione aggravata in concorso, posta in essere presso la sede della società di una società, esercente attività di confezione pronto moda, consistita nel pretendere – unitamente ad altre quattro persone, utilizzando violenza e minaccia, estrinsecatesi nel prendere a calci, pugni e schiaffi – il versamento di 20.000 euro da parte dell’imprenditore cinese titolare dell’impresa citata.
Il condannato è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Prato.
Il predetto è risultato destinatario, altresì, di autonoma ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze in data 18 gennaio 2018, nell’ambito del procedimento penale c.d. China Truck, per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e altri reati (ordinanza che per altri co-indagati era stata annullata dal Tribunale del Riesame di Firenze, pronuncia confermata in sede cautelare dalla Corte di Cassazione).
Un ruolo significativo nell’acquisizione delle risultanze di prova, cha hanno consentito di procedere nei confronti delle tre imprese oggetto dell’indagine è stato svolto da alcuni lavoratori che hanno assu
L’attività espletata ha permesso di individuare una condizione di sfruttamento lavorativo nei confronti di 23 lavoratori, impiegati nelle tre suddette imprese, risultati privi di permesso di soggiorno, in larga misura di nazionalità cinese e in parte di nazionalità pakistana.
La condizione di sfruttamento è consistita in dodici ore di lavoro (e in alcuni momenti anche superiore), sette giorni su sette lavorativi, con retribuzione a cottimo non congrua sotto soglia minima legale (normalmente in contanti salvo che per alcuni regolari ai quali veniva corrisposta una piccola parte con bonifico e parte più consistente in contanti) e condizioni alloggiative e igienico sanitarie precarie, con lavoratori indotti a dormire in alloggi procurati dal datore di lavoro.
All’interno di una delle aziende è stato individuato, fra gli altri, un lavoratore, il quale pure avendo fornito false generalità, è stato identificato in un pregiudicato condannato alla pena definitiva di tre anni e mesi sei di reclusione e, perciò, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura di Prato per il delitto di tentativo di estorsione aggravata in concorso, posta in essere presso la sede della società di una società, esercente attività di confezione pronto moda, consistita nel pretendere – unitamente ad altre quattro persone, utilizzando violenza e minaccia, estrinsecatesi nel prendere a calci, pugni e schiaffi – il versamento di 20.000 euro da parte dell’imprenditore cinese titolare dell’impresa citata.
Il condannato è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Prato.
Il predetto è risultato destinatario, altresì, di autonoma ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze in data 18 gennaio 2018, nell’ambito del procedimento penale c.d. China Truck, per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e altri reati (ordinanza che per altri co-indagati era stata annullata dal Tribunale del Riesame di Firenze, pronuncia confermata in sede cautelare dalla Corte di Cassazione).
Un ruolo significativo nell’acquisizione delle risultanze di prova, cha hanno consentito di procedere nei confronti delle tre imprese oggetto dell’indagine è stato svolto da alcuni lavoratori che hanno assu
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